Narrativa straniera

Figli del diavolo di Liliana Lazar

Alla fine degli anni settanta, la politica delle nascite imposta in Romania dalla dittatura di Ceausescu impedisce alle donne l’utilizzo di metodi contraccettivi prima di aver avuto almeno quattro figli. Ne conseguono tanti aborti clandestini e ancor più abbandoni di bambini che vengono affidati agli orfanotrofi statali. Spesso nelle intenzioni si tratta di affidi temporanei, nella realtà, a causa della povertà, si trasformano in abbandoni veri e propri che trasformano quei bambini in “figli del diavolo”, vittime di soprusi e abusi.

Elena Cosma è una donna sola che lavora come ostetrica in un ambulatorio di Bucarest, tutti i giorni a contatto con donne alle prese con gravidanze indesiderate. Elena, talmente ossessionata dal desiderio di maternità, è arrivata persino a pensare di rapire un neonato abbandonato alla nascita, ma la paura di eventuali tare che i genitori che potrebbero avergli trasmesso la blocca. L’occasione le si offre quando al suo ambulatorio si presenta una donna di buon aspetto che, rimasta vedova e già con altri due figli da mantenere, si dice impossibilitata a crescere la nuova vita che porta in grembo. Elena si accorda con la donna perché al termine della gravidanza, in cambio di denaro, le ceda il suo bambino.

Appena preso, Elena avverte un forte senso di protezione e possesso verso il neonato, che decide di chiamare Damian in onore del santo del giorno. All’inizio le cose procedono normalmente ma presto le voci sulla nascita di Damian, così poco somigliante ad Elena, e le continue visite della madre naturale che non riesce a staccarsi dal bambino, costringono Elena ad abbandonare Bucarest senza lasciare alcun recapito. Trasferitasi a Prigor, uno sperduto paese della Moldavia, Elena scopre che la vita è ancora più dura che in città, le crudeltà ancora più terribili, le prepotenze da parte di chi rappresenta lo stato ancora più ineluttabili. Inoltre i pettegolezzi sul conto di quel bambino che poco le somiglia la perseguitano anche qui, facendola vivere in uno stato di perenne pericolo. Nella speranza di mettersi in buona luce nei confronti delle autorità locali Elena propone di aprire un orfanotrofio di cui diventa l’infermeria. Un luogo di abusi e crimini su cui Elena pur di proteggere il suo segreto è costretta a chiudere gli occhi.

“«Sì, però… Mi fa strano seppellirlo come fosse un cane». «Che vuoi farci. Gli orfani se ne vanno così. Senza che nessuno se ne accorga». «Fategli almeno una croce» propose Elena. «Una semplice croce, con su scritto il nome». «E a che scopo?» sospirò quello basso. «Tanto nessuno verrà mai sulla sua tomba». «C’è sua sorella» insistette la donna tendendo una banconota a ciascuno dei due. «Chiunque ha diritto a una croce».”

Mi è piaciuto.

Un libro tanto triste e terribile quanto bello. Prendendo spunto da fatti realmente accaduti, questo romanzo ci ricorda quanta cattiveria l’uomo è capace di riversare verso i più deboli. Un romanzo con uno stile lucido quasi distante e per questo ancora più disarmante nella sua verità, quasi l’autrice volesse solo fotografare una realtà priva di innocenza. Un racconto che inoltre spinge a chiedersi fino a che punto sia lecito arrivare per proteggere se stessi.

Voto: 4/5


Titolo Figli del diavolo

Autore Liliana Lazar

Editore 66th and 2nd, 2018

Numero pagine 233

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2 commenti

  • Ernesto Berretti

    Non sapevo di questo libro quando ho dato il via si stampi al mio.
    NON NE SAPEVO NIENTE (è il titolo) rivela ciò che ho scoperto appena fuori dalla base dei Baschi Blu, sul Danubio, nei pressi della Serbia in guerra: era il 1995, troppo presto affinché quella periferia della Romania potesse riprendersi da oltre un quarto di secolo di dittatura.
    Ero uno della Danube Mission e controllavamo l’embargo ai serbi durante la guerra nei Balcani, per velocizzare la fine del conflitto. Avvenne troppo tardi: solo tre mesi prima, l’eccidio di Srebrenica si era consumato, inzuppando di sangue la terra e imbrattando di odio e vendetta le pagine di storia.
    Leggere oggi FIGLI DEL DIAVOLO sarà un interessante approfondimento, dal punto di vista interno e dentro la dittatura. Io sono certo di avere narrato con una voce autentica e riconoscibile ciò che ho visto (e sentito) nel periodo successivo, quando in quella zona non c’era ancora traccia del “diritto” ma si sentiva la voglia di recuperare ciò che fino a pochi anni prima non era mai esistito: il vero senso di normalità.

    • Renata

      Anche per noi sarà molto interessante leggere il tuo libro. Quella che racconti è una realtà che ci interessa molto e di cui si hanno poche notizie. La testimonianze come la tua sono fondamentali.

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